Carlos Solito
Salgo. Ancora più in alto, supero la roccia e poi... guardo giù.
Abbraccio con gli occhi più che posso: un mondo azzurro, blu cobalto col suo paesaggio di acque
placide, capricciose, cristalline, mai stanche di mutare, plasmare, divorare, consumare isole,
scogli, picchi, lidi e calette dal fascino primigenio. Siedo, accecato da scaglie di sole dell'ora
meridiana. Il canto infinito di una, dieci, cento, mille cicale assieme al fragore degli schianti della
risacca sazia le orecchie. I profumi della macchia e delle brezze salmastre solleticano le narici.
I fichi, gli agrumi, i melograni deliziano il palato. E poi: i terrazzamenti di pietre a secco popolati
da gechi e ramarri, uno sterrato polveroso perso tra i pini, la tracotanza delle grigie giogaie
calcaree, una casa imbiancata con latte di calce, l'odoroso rosmarino e l'immancabile ulivo
antico, di secoli contorto, nodoso e ruvido come un vecchio osso.
E laggiù? Un gozzo panciuto di pescatori pieno zeppo di pesce scivola lentamente verso il porto inseguendo le onde che schiumano sulla battigia. Alla marina piccola, proprio sotto la pila di case dalle allegre tinte color pastello, sono i figli, mai stanchi di stare in acqua, e le mogli brune, di quei pescatori dai volti bruciati dal sole, a sedere sulle barche rovesciate incrostate di salsedine. Una preghiera va a Dio, sono tornati. E dalle viuzze del paese scendono anziane vestite di nero per comprare gamberetti e dentici. I vecchi, seduti alle seggiole del baretto a cucire le reti e intrecciare nasse, si tengono compagnia coi pensieri nostalgici dei larghi presi un tempo. Ascoltarli è come tornare bambini: tanti Ulisse protagonisti di infiniti racconti omerici dal piacevole sapore di leggenda. E come loro in migliaia, milioni hanno solcato rotte immaginarie, ideali, per scambi commerciali, scoperte, conquiste. In un eterno andirivieni, irrefrenabile altalena di arrivi e partenze, fenici, egizi, greci, romani, turchi hanno scelto il Mediterraneo come scenario della loro storia. Acque salse d'Oriente e Occidente, d'incontro e scontro, questo mare si è arricchito e ha arricchito ogni cosa nel corso dei millenni. Suggestioni, saperi e cultura prima di tutto, templi classici, torri di avvistamento, borghi quasi in bilico sui roccioni, santuari, capolavori d'arte, ingegnosi attrezzi per la pesca, razze di popoli e quindi volti e lingue che all'unisono raccontano il Mare Nostrum con la coscienza che è tutto per noi: madre, padre, dignità, forza, ricchezza, povertà, gioia, paura.
Questo è il Mediterraneo che ho negli occhi. Questo è il Mediterraneo dei miei padri e del mio Sud, il teatro della nostra infanzia paesana. Questo è il Mediterraneo ambasciatore della nostra storia.
Carlos Solito, fotogiornalista, è nato a Grottaglie in
Puglia nel 1976. Realizza reportage e servizi prediligendo
le tematiche antropiche e paesaggistiche. Collabora
a numerose riviste di turismo, viaggi, ambiente,
natura e avventura in Italia e all'estero. Ha realizzato
volumi fotografici e contribuito alla pubblicazione
di guide turistiche per diversi e autorevoli editori.
Cura anche prodotti multimediali illustrati sull'identità e
le tradizioni del Mezzogiorno d'Italia.